Rassegna settimanale 8 – 14 gennaio: Sud est asiatico

8 gennaio, Birmania – “Nessun’altra scelta che combattere”

Il gruppo ribelle Rohingya, Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa), ha dichiarato sul proprio account Twitter che “Arsa non ha… nessun’altra alternativa alla lotta per combattere ’il terrorismo di stato birmano’ contro le popolazioni Rohingya, per poter coì difendere e proteggere la comunità Rohingya”. Inoltre, hanno richiesto che le popolazioni Rohingya vengano consultate per le decisioni che riguardano il proprio futuro.

Il portavoce del governo birmano Zaw Htay ha commentato la vicenda dichiarando che Arsa sta solo cercando di promuovere un clima di violenza per spaventare impedire il rimpatrio. La Birmania ed il Bangladesh hanno delineato un piano per permettere il rimpatrio dei numerosi Rohingya che hanno trovato rifugio in Bangladesh dopo le violenze subite. L’accordo non è stato ancora concluso e rimangono molte zone d’ombra su come verrà applicato, così come il futuro della sicurezza dei Rohingya, che si sono lamentati di non essere stati consultati per questa decisione.

Il gruppo Arsa è responsabile di aver condotto un raid contro avamposti militari lo scorso 25 agosto. Le contro misure ed operazioni di sicurezza del governo sono state rapide e brutali, e si sono concentrate nello stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh. Secondo numerose organizzazioni internazionali e gruppi per i diritti umani, ci sarebbero chiari segni di pulizia etnica e genocidio. Oltre 650.000 hanno passato il confine per rifugiarsi in Bangladesh.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/no-choice-but-to-fight-rohingya-militants-say

9 gennaio, Sud-est asiatico – Elezioni, estremismo ed economie emergenti: uno sguardo all’anno che si prospetta per il sud-est asiatico

  • Indonesia

Il prossimo 27 giugno si terranno le elezioni regionali in 17 provincie durante una giornata di maratona elettorale. Verranno eletti 171 nuovi ufficiali tra i quali governatori, sindaci, e capi di distretto.

I risultati serviranno da indicatore per le prossime elezioni presidenziali e legislative che si terranno il 17 aprile 2019 che probabilmente vedranno affrontarsi il presidente uscente Joko Widodo ed il suo ex rivale, Prabowo Subianto.

Una serie di tematiche infiammeranno i dibattiti tra i candidati allineati all’attuale presidente ed i membri dell’opposizione.

Un settore chiave per le elezioni sono le tre grandi province di Java, dove si concentrano oltre 100 milioni di elettori, circa il 56 percento dell’elettorato nazionale. “Questo è dove tutto verrà conquistato o perso… le elezioni del mese di giugno saranno un indicatore di quello che succederà l’anno prossimo” ha dichiarato Meidyatama Suryodiningrat, diretto di Antara News Agency.

  • Birmania

La crisi umanitaria nello stato di Rakhine è una delle numerose sfide che dovrà affrontare la Birmania durante la sua transizione verso una democrazia pacifica e per il suo sviluppo verso un’economia di mercato, ha dichiarato uno storico birmano Thant Myiant-U

Inoltre, è in gioco anche il futuro economico del paese, nessun partito politico è stato ancora in grado di delineare una chiara politica economica.

Sembrerebbe però che le condizioni siano quelle giuste per quanto riguarda la creazione di start-up e imprese di piccole o medie dimensioni ha commentato Wong Yit Fan, cofondatore dell’incubatore aziendale Emerging Markets Entrepreneurs-Myanmar.

Questo è dovuto alla proliferazione delle informazioni sulle tecnologie e il crescente accesso ad Internet.

  • Filippine

Un anno e mezzo dopo la sua elezione, le sfide per Rodrigo Duterte si concentrano principalmente le minacce alla sicurezza del paese, e dovrà ristabilire l’ordine dopo un forte aumento della criminalità e del terrorismo.

Il presidente dovrà anche sostenere la crescita economica, che dal 2010 al 2016 si aggirava attorno ai 6.3 percento, ha dichiarato il professore Julio Teehankee.

Inoltre, il presidente dovrà anche “smuovere terra e cielo” per mantenere le promese elettorali e cambiare la struttura di governo, passando così da uno stato estremamente centralizzato ad uno stato federale.

  • Tailandia

Non si sa ancora se gli elettori tailandesi potranno eleggere un nuovo governo entro la fine dell’anno dopo il colpo di stato del 2014. Il paese si trova attualmente in territorio inesplorato visto che il paese ha cambiato monarca e costituzione nel giro di un anno ha dichiarato il politilogo Thitinan Pongsudhirak.

Mentre re Bhumbol Adulyadej era immensamente popolare e possedeva un importante autorità morale e legittimità politica, suo figlio Maha Vajiralongkorn, non ha ancora fatto le sue prove.

Il sostegno ufficiale della monarchia ai precedenti colpi di stato ha permesso di legittimarli, ma questo modello politico potrebbe non bastare più ha commentato Pongsudhirak. Questa volta “se ci dovessero essere proteste per strada, non so cosa potrebbe succedere”.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/singapore/elections-extremism-and-emerging-economies-a-look-at-south-east-asias-year-ahead

10 gennaio, Tailandia – L’inusuale conferenza stampa del premier tailandese

Il primo ministro tailandese Prayuth Chan-ocha ha lasciato a bocca aperta numerosi giornalisti dopo un’inusuale gesto prima della conferenza stampa. Al momento in cui avrebbe dovuto rispondere alle domande dei giornalisti, un assistente ha posizionato davanti ai microfoni una sagoma di cartone del primo ministro. Prima di lasciare la platea, Prayuth ha dichiarato ai giornalisti di indirizzare le proprie domande al suo sosia di cartone.

Un ricercatore tailandese per Human Rights Watch ha commentato la vicenda “il leader della giunta tailandese, il generale Prayuth Chan-ocha continua a dimostrare disprezzo per i media che lo criticano o analizzano le sue politiche”. Il primo ministro è noto per aver un senso dell’umorismo al quanto astruso e scatti di ira in pubblico.

Al di là del gesto, che può sembrare quasi comico a primo impatto, è stato segnalato un preoccupante declino nella libertà di espressione all’interno del paese. Inoltre, il primo ministro non è al suo primo tentativo di intimidire i giornalisti, nel 2015 li aveva avvertiti dichiarando di avere l’autorità di giustiziarli. In un’altra occasione aveva lanciato una buccia di banana ad un reporter.

Fonte: Asian Correspondent
Link: https://asiancorrespondent.com/2018/01/thai-pm-draws-flak-cardboard-cutout-ploy-journalists/#zFdd6FVGdR8wuLBy.97

11 gennaio, Sud-est asiatico – La Cina vuole risolvere le controversie sulla questione del fiume Mekong

I capi di stato e di governo dei sei paesi attraversati dal fiume Mekong hanno deciso di rafforzare la cooperazione mentre aumentano le preoccupazioni attorno all’uso non sostenibile delle risorse del fiume. Durante il summit Lancang-Mekong Cooperation (LMC) tenuto a Phnom Penh, il primo ministro cinese Li Keqiang ha dichiarato che i paesi devono risolvere la questione sulla base dell’eguaglianza.

Li ha poi precisato che il LMC sarebbe stato un modo per completare la rete di cooperazione regionale costruita tra le varie organizzazioni regionali e l’Asean. Infatti, i leader di Cina, Birmania, Tailandia, Vietnam, Cambogia e Laos hanno approvato una dichiarazione congiunta che serve a promuovere la collaborazione economica e gli scambi tra le persone.

Il punto centrale della controversia riguardante il Mekong è il crescente numero di centrali idro-elettriche costruite a monte del fiume e che disturberebbero il corretto svolgimento delle attività dei pescatori e contadini su tutto il lungo del fiume. Secondo il gruppo americano International Rivers, lo stato cinese avrebbe già costruito otto dighe per alimentare le proprie centrali e ne avrebbe pianificate altre venti.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/china-stresses-equality-in-mekong-river-issues

12 gennaio, Bangladesh – Numerosi morti Rohingya per la difterite

All’interno dei campi di rifugiati Rohingya si sta propagando un’importante epidemia di difterite, una malattia che fino all’anno scorso era stata del tutto eradicata in Bangladesh. L’arrivo di oltre 650.000 rifugiati, concentrati in uno spazio estremamente ristretto, con scarse condizioni sanitarie, favorisce però il ritorno di queste malattie estremamente contagiose, soprattutto nei confronti dei più deboli.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ci sarebbero più di 3600 casi e già una trentina di vittime, bambini per la maggior parte. Secondo una squadra di Medici Senza Frontiere (MSF) specializzata su questa malattia, numerosi bambini arrivano nei campi con “gravi sintomi”. Carla Pla, infermiera di MSF ha dichiarato “Questa è una situazione molto complessa perché ogni giorno arrivano altri bambini, e riuscire a vaccinare tutti è estremamente complicato”.

Le autorità bengalesi si sono mosse in largo anticipo per quanto riguarda le campagne di vaccinazione contro il colera e il morbillo, ma sono stati presi alla sprovvista su quest’altro fronte. “Siamo rimasti molto sorpresi quando i primi test hanno confermato la presenza di difterite nel campo. Era una malattia eradicata da tempo in tutto il paese”, ha dichiarato un medico del campo. Durante il mese di dicembre le autorità hanno spinto per una massiccia campagna di vaccinazioni che visto oltre 320.000 minorenni vaccinati, altri 160.000 dovrebbero essere inoculati entro fine mese.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/deadly-long-lost-diphtheria-disease-rages-through-rohingya-camps

13 gennaio, Birmania – L’esercito birmano ha ammesso di aver ucciso dei Rohingya

La leader birmana Aung San Suu Kyi ha dichiarato che fosse un “passo positivo” il fatto che l’esercito birmano avesse ammesso per la prima volta di aver eseguito alcune uccisione extra giurisdizionali. Dopo aver negato per mesi le accuse di uccisioni sommarie, pulizie etnica e genocidio, l’esercito ha confessato che quattro dei suoi uomini avrebbero ucciso una decina di Rohingya e poi seppelliti in una fossa comune.

Gli osservatori internazionali avevano espresso un grande entusiasmo per l’arrivo al potere di Suu Kyi nel 2016 e che avrebbe potuto temperare la tristemente celebre ferocia dell’esercito birmano. La crisi Rohingya ha dimostrato che non è stato possibile. Amnesty International ha dichiarato che questa confessione da parte del governo non è altro che “la punta dell’iceberg” e ha lanciato un appello per un’investigazione imparziale.

Anche se questa notizia è un’importante sviluppo nella crisi Rohingya, lo stato di Rakhine, terra Rohingya, rimane sotto stretto controllo dell’esercito e nessun giornalista è autorizzato a penetrarci. Un incidente tra un gruppo ribelle Rohingya e i militari birmani ha scatenato una forte reazione da parte dell’esercito e costretto oltre 650.000 Rohingya a rifugiarsi in Bangladesh.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/suu-kyi-says-myanmar-armys-admission-of-killings-a-positive-step

14 gennaio, Filippine – Duterte si rifiuta di estendere la durata del proprio mandato e vuole

Il presidente filippine Rodrigo Duterte ha rigettato gli appelli della propria famiglia politica che gli chiedevano di estendere la durata del suo mandato di 6 anni e cancellare le elezioni senatoriali del 2019. Durante l’intervista il presidente ha però dichiarato di voler mantenere la sua promessa di campagna e profondamente riformare le istituzioni del paese. Il presidente vorrebbe instaurare un regime federale e raggruppare le due camere del paese in un unico corpo composto da solamente 50 legislatori, in modo da ridurre i tempi.

Secondo il presidente, passare da un regime centralizzato ad uno federale permetterebbe al paese di ridurre gli sprechi finanziari ed eviterebbe un’eccessiva concentrazione di potere. Inoltre, dovrebbe mettere fine alle violenze a sud del paese, dove esistono numerosi gruppi che lottano per la secessione dallo stato filippino. Durante l’intervista il presidente ha dichiarato che non è interessato a presentarsi come candidato per la propria successione nel 2022.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/philippine-president-duterte-rejects-term-extension-pushes-for-federal-government

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