Rassegna settimanale 16-22 Ottobre: Africa Subsahariana

16 ottobre, Somalia – Al Shabaab dietro l’attentato a Mogadiscio

Importanti dichiarazioni da parte degli ufficiali di sicurezza somali: è stato catturato un membro chiave del commando che sabato 14 ottobre ha dato luogo a Mogadiscio al più devastante attacco terroristico degli ultimi anni. In base alle dichiarazioni di quest’ultimo, dietro l’attacco ci sarebbe Al-Shabaab, un’organizzazione terroristica islamista strettamente legata ad Al Qaeda. Queste affermazioni sarebbero quindi coerenti con la minaccia che il gruppo ha fatto all’inizio di quest’anno, dopo che sia l’amministrazione Trump sia il presidente somalo, insediatosi a febbraio, hanno annunciato nuove operazioni militari contro il gruppo.

Secondo le indagini, l’esplosivo è stato nascosto sul camion sotto ingenti quantità di beni alimentari, che è riuscito inspiegabilmente a passare il controllo a Sinka Dheer, a circa 7 km fuori da Mogadiscio, nonostante l’autista fosse stato inizialmente fermato dalle autorità. Per questa ragione si sta indagando su un possibile infiltrato all’interno delle forze di polizia.

L’entità effettiva degli attacchi non è ancora chiara, dato che in queste ore si continuano ad estrarre corpi dalle macerie in un’area grande quanto 3 campi da calcio. Alla mattina del 16 ottobre le vittime accertate sono 320 mentre i feriti sono a centinaia. Il sistema sanitario somalo non è in grado di sostenere l’emergenza tanto è vero che il Governo Turco, che ha stabilito una grande presenza diplomatica e umanitaria in Somalia negli ultimi anni, ha trasportato sul suo territorio diversi feriti.

Il numero delle vittime non è di facile individuazione. Diversi corpi si sono polverizzati a causa dell’intensa esplosione, mentre molti altri sono già stati sepolti dalle famiglie secondo il rito islamico. Circa 160 vittime non sono state identificate hanno ricevuto una sepoltura anonima da parte dello Stato.

Il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, oltre ad aver indetto tre giorni di lutto nazionale, continua sulla sua linea dura contro Al Shabaab, con l’obiettivo di debellare il gruppo dal Paese collaborando in particolar modo con le forze militari statunitensi sul territorio.

Fonte: The Guardian
Link: https://www.theguardian.com/world/2017/oct/16/mogadishu-bombing-al-shabaab-behind-deadly-blast-officials-say

16 ottobre, Liberia – L’ex pallone d’oro George Weah e Joseph Boakai si sfideranno al ballottaggio delle elezioni presidenziali liberiane

L’ex pallone d’oro George Weah sfiderà il vice presidente in carica Boakai al ballottaggio delle elezioni presidenziali della Liberia, dato che nessuno dei candidati alla presidenza ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti al primo turno. Al momento Weah è in testa al 39% seguito da Boakai al 29%; i risultati ufficiali verranno resi pubblici il 25 ottobre.

Weah, candidato per la Coalizione per il Cambiamento Democratico (CDC), è il più grande giocatore africano della storia del calcio, vincitore del pallone d’oro nel 1995. È entrato in politica nel 2005, quando corse alla presidenza contro Sirleaf nelle prime elezioni dopo 14 anni di guerra civile, elezioni che perse al secondo turno nonostante il vantaggio iniziale. Il senatore perse anche alle successive elezioni del 2011.

I risultati non sono scontati, ma una volta che verrà dichiarato il vincitore, saremo di fronte alla prima transizione democratica nel Paese dopo 70 anni e dopo una cruenta guerra civile conclusa nel 2003 con oltre 250.000 persone morte negli scontri lunghi 14 anni.

Fonte: Al Jazeera
Link: http://www.aljazeera.com/news/2017/10/weah-face-boakai-liberia-presidential-runoff-171016094303738.html

17 ottobre, Madagascar – Epidemia di peste: alto il numero dei portatori sani

La situazione peste in Madagascar è sempre più drammatica. Da una parte alcune persone infette rifiutano la realtà dei fatti e non seguono le istruzioni di igiene diffuse dal Ministero della Sanità, dall’altra il numero dei portatori sani che circolano liberamente per le strade è molto alto. Ad avvalorare la tesi sono i dati diffusi dal Centro Ospedaliero Anti-Peste di Ambohimiandra. Secondo il direttore del centro, tutti coloro che si sono presentati per un test diagnostico rapido sono risultati positivi.

Il motivo di un così alto numero di positivi è dovuto al fatto che alcuni di essi presentano i sintomi tipici della peste, come febbre alta, tosse, difficoltà a respirare, mentre altri soggetti no. Ciò però non impedisce loro di risultare positivi ai test. La ragione è l’alto numero dei portatori sani, coloro cioè che non manifestano i sintomi rivelatori, ma che in realtà sono infetti. La conseguenza è la drastica diminuzione delle loro difese immunitarie e l’estrema facilità ad ammalarsi e ad infettare chi è a stretto contatto con loro. Il pericolo è quindi reale. Intrascurabile è anche il numero di persone consapevolmente infette ma che rifiutano di accettare la loro condizione di malati.

La gravità della situazione è data dal fatto che non è possibile avere un bilancio preciso. L’unica istituzione ad avere il diritto di diffondere informazioni è l’Ufficio nazionale per la gestione dei rischi e delle catastrofi il cui ultimo bilancio risale al 14 ottobre, nel quale sono è stato registrato che le persone infette sono circa 610 mentre i decessi sono stati 63 in 38 distretti del Paese.

Fonte: Midi Madagisikara
Link: http://www.midi-madagasikara.mg/societe/2017/10/17/epidemie-de-peste-de-nombreux-porteurs-sains-circulent-librement/

17 ottobre, DR Congo – Il controverso seggio congolese allo UN Human Rights Council

La Repubblica Democratica del Congo è uno dei 15 Paesi che hanno vinto un seggio allo Human Rights Council durante il voto di lunedì 16 ottobre presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La carica degli eletti partirà il prossimo gennaio e durerà tre anni, fino alla fine del 2020.

Kinshasa si trova quindi in una posizione particolare: ha un seggio nel Consiglio mentre lo stesso sta investigando contro il Governo seguendo le accuse di uccisioni, torture, stupri e ingaggio di bambini soldato nella regione congolese di Kasai.

Le violenze scoppiate nell’area centrale e orientale del Paese ha causato la migrazione di circa un milione e mezzo di persone nel 2016, facendo insorgere il timore dello scoppio di una nuova guerra civile, riportando alla memoria i milioni di morti dell’ultimo conflitto intestino terminato nel 2003.

Secondo il direttore dello UN Watch Louis Charbonneau, la DRC non avrebbe dovuto essere eletta al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite dato che non rispetta i criteri base di adesione allo stesso organo. Le violazioni dei diritti umani in territorio congolese sono riconosciute dagli organi di controllo delle Nazioni Unite, tanto è vero che il 64% delle circa 6.000 violazioni e abusi registrati in DRC nel 2016 è stato commesso dall’esercito e dalla polizia.

Forti critiche arrivano anche dall’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Nikki Haley e dall’ambasciatore britannico Matthew Rycroft, i quali hanno rispettivamente affermato che il Consiglio dovrebbe unanimemente respingere l’ammissione di Governi che non rispettano i diritti umani e che tutto ciò che è avvenuto lo scorso anno in DRC rende la loro elezione allo Human Rights Council una delusione.

Fonte: The Citizen e Africa News
Link: http://www.thecitizen.co.tz/News/1840340-4142970-4d8j22z/index.html  http://www.africanews.com/2017/10/17/dr-congo-elected-to-un-rights-council

18 ottobre, Kenya – Commissario elettorale dà le dimissioni a ridosso delle elezioni presidenziali

Roseyln Akombe della Commissione Elettorale keniota ha rassegnato le proprie dimissioni affermando l’impossibilità di avere delle elezioni credibili il prossimo 26 ottobre.

La Akombe ha affermato che la Commissione Indipendente Elettorale e di Confine (IEBC) ha subito e sta ancora subendo pressioni politiche da parte del Governo, tanto da rendere le riunioni plenarie insostenibili. A causa di ciò ha sostenuto che la Commissione è impossibilitata da garantire delle elezioni libere, credibili e prive di brogli. Dopo essersi dimessa sembrerebbe che sia fuggita a New York preoccupata per la sua sicurezza dopo le minacce di morte ricevute.

In Kenya si dovrebbe svolgere una nuova elezione presidenziale, dopo che la Corte Suprema del Paese ha annullato i risultati del voto dell’8 agosto a causa di “irregolarità” e “illegalità” nel processo elettorale, ma di questo passo si rischia una tornata elettorale peggiore di quella estiva.

Le mancate riforme elettorali hanno portato il leader dell’opposizione Odinga, principale sfidante del Presidente uscente Uhuru Kenyatta, ad abbandonare la corsa elettorale. Tuttavia, questa scelta porterebbe alla rielezione automatica del Presidente stesso dato che, la scorsa estate, il Parlamento ha approvato, nonostante l’ostruzionismo dell’opposizione, un emendamento sulla legge elettorale che prevede la vincita automatica di uno dei contendenti in seguito al ritiro dell’altro.

Il Kenya ha assistito a settimane di proteste per le strade del Paese che hanno portato alla morte di diversi sostenitori dell’opposizione. Odinga ha invitato martedì 17 ottobre le manifestazioni quotidiane a seguito delle uccisioni di alcuni suoi seguaci, anche se alcuni tribunali hanno apposto il divieto alle manifestazioni nelle grandi città keniote.

Fonte: Al Jazeera
Link. http://www.aljazeera.com/news/2017/10/senior-kenyan-electoral-official-resigns-poll-171018044337857.html

18 ottobre, Nigeria – Le autorità hanno reso noto il rapimento di quattro cittadini britannici in Nigeria

Un funzionario di polizia ha reso noto che quattro cittadini britannici sono stati rapiti nello stato del Delta del Niger in Nigeria.

La polizia sta tentando di salvare le quattro persone che sono state catturate da individui armati non identificati lo scorso 13 ottobre, come ha dichiarato Andrew Aniamaka, portavoce della polizia di Stato del Delta.

I rapimenti con il fine della richiesta di un riscatto è un problema comune in alcune parti della Nigeria. Infatti, un certo numero di stranieri sono stati rapiti negli ultimi anni nella regione del Delta del Niger, che detiene la maggior parte del petrolio greggio del paese – il vero sostegno economico del paese.

Aniamaka ha dichiarato che i rapitori non hanno ancora contattato nessuno, ma stanno facendo le indagini necessarie per capire il motivo del rapimento e per effettuare operazioni di salvataggio, senza compromettere la vita dei quattro ostaggi. Ciò che è noto per ora delle identità dei malcapitati è che sono dei missionari che danno servizi medici gratuiti in una zona estremamente rurale del Paese.

Fonte: The Telegraph
Link: http://www.telegraph.co.uk/news/2017/10/18/four-britons-kidnapped-nigeria/

19 ottobre, RCA – Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres annuncia un viaggio nella Repubblica Centrafricana

Il segretario Generale ha annunciato al quartier generale delle Nazioni Unite l’intenzione di intraprendere il prossimo 24 ottobre un viaggio nella Repubblica Centrafricana. La scelta di questa data simbolica – la Gionata delle Nazioni Unite – ha lo scopo di attirare l’attenzione del mondo e dei media sulla guerra civile in corso nel Paese. Una crisi drammatica ma dimenticata, completamente lontana dai riflettori dell’informazione, nonostante siano in corso numerose operazioni di pulizia etnica che hanno causato la migrazione forzata di circa 500.000 rifugiati nei Paesi vicini e circa 600.000 sfollati.

Secondo Guterres, l’urgenza è evidente tanto da temere un vero e proprio smembramento del Paese, nel caso in cui non si riuscisse a trovare un’unità nazionale per risolvere la crisi. “Assistiamo ancora a delle operazioni di pulizia etnica in diverse aree della nazione e ciò ci preoccupa enormemente. Mi appello ai leader religiosi e a leader delle comunità far capire a che la Repubblica Centrafricana, dove cristiani e musulmani hanno sempre convissuto pacificamente, deve ripristinare le condizioni del reciproco rispetto, della comprensione e del dialogo, in modo che queste comunità possano ancora una volta trovare un futuro comune” esorta il Segretario Generale.

Quasi un anno e mezzo dopo l’elezione del presidente Toudera, la situazione non è mai stata così fragile come oggi, ma Guterres ha rinnovato il suo sostegno al governo, tanto da dichiarare che “non possiamo dire che siamo di fronte a una disillusione, ma bisogna riconoscere che c’è un gran lavoro da fare per migliorare la situazione di sicurezza nel Paese, ed è per questo che ho presentato al Consiglio di Sicurezza una richiesta di un aumento significativo delle forse”. Il Segretario ha quindi chiesto l’invio di altri 900 uomini per migliorare il lavoro dei peacekeepers in loco, prevedendo anche un rinnovo della missione ONU nel mese di novembre.

Ma tutto questo sarà abbastanza per fronteggiare una delle più grandi crisi umanitarie contemporanee?

Fonte: Radio France Internationale e Nazioni Unite
Link: http://www.rfi.fr/afrique/20171019-violences-centrafrique-antonio-guterres-appelle-sursaut-national
http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=57912#.Weih0Wi0PIU

19 ottobre, Togo – Proteste in Togo: scontri tra dimostranti e forze di polizia

Le forze di sicurezza e la polizia hanno bloccato Lome, capitale del Togo, al fine di impedire che le manifestazioni anti-governative avvengano per più giorni consecutivi.

I manifestanti hanno tenuto diverse proteste a partire dall’agosto, chiedendo la fine della dinastia familiare che domina da 50 anni la nazione. Richiedono l’introduzione di riforme costituzionali, tra cui l’inserimento di un termine di due anni per il mandato del Presidente.

Il bilancio degli scontri è stato riportato dal Ministro della Sicurezza del Paese, Damehame Yark. In una conferenza stampa ha affermato che almeno quattro persone sono state uccise nei combattimenti tra manifestanti e le forze di sicurezza sia nella capitale che nella città settentrionale di Sokode. Almeno 60 persone sono state arrestate in tutto il paese.

Secondo Amnesty International, il numero dei morti da agosto è ormai aumentato a otto. Gli attivisti dicono che è almeno 13.

Fonte: Al Jazeera
Link: http://www.aljazeera.com/news/2017/10/togo-protests-crisis-171019163543710.html

20 ottobre, Sud Africa – Rischio processo per Zuma: ha tempo fino al 30 novembre

L’Autorità Giudiziaria Nazionale del Sudafrica (NPA) ha dato tempo al Presidente Jacob Zuma fino al 30 novembre per presentare le sue difese prima di decidere se ripristinare le 783 accuse di corruzione inflitte contro di lui prima di diventare presidente.

La Suprema Corte d’Appello venerdì 13 ottobre ha sostenuto una sentenza dell’Alta Corte che comporterebbe il ripristino delle accuse contro Zuma, che furono messe da parte nell’aprile 2009 dall’allora capo del NPA, aprendo di fatto la strada a Zuma per correre alla carica di presidenza. La sentenza dell’Alta Corte chiede a Zuma di dimettersi dalla prima della scadenza del suo mandato, prevista per il 2019.

Le accuse di corruzione sono molteplici e, in seguito alla sentenza, Zuma ha richiesto alla NPA la possibilità di fare delle dichiarazioni in merito prima che procedessero contro di lui, richiesta che è stata accettata dall’Autorità che ha concesso al Presidente tempo fino al 30 di novembre.

Fonte: Reuters
Link: http://uk.reuters.com/article/uk-safrica-zuma/zuma-given-november-30-deadline-ahead-of-south-africa-decision-on-graft-charges-idUKKBN1CP1XK

20 ottobre, Gabon – L’UE chiede indagini indipendenti sulla violenza post-elettorale

L’Unione Europea ha rinnovato la richiesta al Governo di Libreville per l’organizzazione di un’inchiesta indipendente al fine di mettere luce sulle violenze scoppiate nel Paese dopo le elezioni del 2016. Secondo Bruxelles, quest’inchiesta è un “passaggio obbligato al fine di ristabilire la conciliazione tra tutti i cittadini del Gabon” e “garantire la stabilità (…) del sistema democratico gabonese”.

Questa nuova richiesta dell’Unione Europea rientra nel quadro di un percorso di dialogo lungo un anno con il quale si sta cercando di far intraprendere al Governo africano una serie di riforme. Le autorità di Libreville hanno immediatamente risposto alla dichiarazione europea esprimendo un certo stupore.

Secondo quanto affermato dal portavoce del Governo, Alain-Claude Billie Bi Nzé, l’unica sede di legislazione internazionale riconosciuta per risolvere questo genere di controversie è la Corte Penale Internazionale (CPI) ed è l’unica istituzione alla quale il Governo di Libreville vuole ricorrere.

“La CPI è arrivata in Gabon, la CPI è in fase di decisione rispetto all’apertura di un’inchiesta. Mentre ciò è in corso, non comprendiamo appieno questa richiesta dell’Unione Europea” ha aggiunto Alain-Claude Bilie Bi Nzé, sottolineando che sono rimasti sorpresi da questa istanza dato che stanno rispettando i lavori di dialogo con l’UE, come deciso negli accordi di Cotonou.

Fonte: Radio France Internationale
Link: http://www.rfi.fr/afrique/20171020-gabon-ue-demande-une-enquete-independante-violences-post-electorales

21 ottobre, Niger – Uomini armati hanno ucciso 13 ufficiali del Niger vicino al confine col Mali

Degli individui armati a bordo di moto e pick up hanno attaccato una base militare del Niger al confine con il Mali uccidendo 13 ufficiali e ferendone altri 5. Il villaggio si trova a poche miglia da quello nel quale il 4 ottobre è avvenuta l’imboscata alla missione americana presente in Niger nella quale sono rimasti uccisi dei marines.

Gli assalitori, che sembrano appartenere ad un gruppo terrorista islamista, nello scontro a fuoco hanno perso un uomo, e successivamente sono scappati oltre il confine malese.

Le autorità di Niamey hanno dichiarato che stanno seguendo i banditi, sia via aerea che via terra, per evitare che riescano a far perdere le proprie tracce nel deserto malese.

Fonte: The New York Times
Link: https://www.nytimes.com/reuters/2017/10/21/world/africa/21reuters-nigeria-security.html?rref=collection%2Fsectioncollection%2Fafrica&action=click&contentCollection=africa&region=stream&module=stream_unit&version=latest&contentPlacement=3&pgtype=sectionfront

22 ottobre, Zimbabwe – Scandalo per la nomina di Mugabe da parte dell’OMS

Scoppia lo scandalo dopo la nomina da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe in qualità di “Ambasciatore di buona volontà” dell’organizzazione per aiuto alla lotta contro le malattie non trasmissibili in Africa. Secondo l’OMS, questo genere di malattia, come le malattie cardiovascolari e l’asma, sono di gran lunga la causa principale delle morti nel monto, causando circa 36 milioni di decessi all’anno.

Il Regno Unito definisce la decisione “sorprendente e deludente” che può far fallire il lavoro dell’OMS sulle malattie non trasmissibili. Anche gli Stati Uniti, in linea con i britannici, esprimono la propria contrarietà sottolineano come l’elezione di Mugabe sia una violazione della dignità e dei diritti umani.

Il principale gruppo di opposizione del Paese ritiene questa decisione uno scandalo nei confronti di un sistema sanitario nazionale alla rovina, tanto che lo stesso Presidente si reca per le proprie cure mediche a Singapore.

L’OMS cerca di giustificarsi ricordando che la decisione del suo amministratore delegato, il Tedros etiopico Adhanom Ghebreyesus, è un modo per impegnare politici di alto livello nella promozione della salute, oltre che evidenziare gli sforzi in Zimbabwe per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili.

Non è ancora chiaro quale dovrebbe essere il ruolo di Mugabe all’interno dell’organizzazione, però sembra che le polemiche abbiano colpito nel segno, tanto è vero che il Tedros Adhanom Ghebreyesus ha deciso di sospendere la nomina di Mugabe.

Fonte: Radio France Internationalle e The Guardian
Link: https://www.theguardian.com/world/2017/oct/22/robert-mugabe-removed-as-who-goodwill-ambassador-after-outcry

Featured image source: Wikimedia

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