I media giapponesi: manipolazione pro nucleare e risposte anti nucleari

Giuliana Sina

In una società globalizzata come quella odierna, i media hanno acquisito un potere sempre più preponderante per quanto riguarda la diffusione di notizie e nozioni. La manipolazione mediatica è uno strumento sempre più usato dai governi per indirizzare il consenso delle masse, anche se può rivelarsi un’efficace arma di diffusione di idee contrarie a quella egemonica. Un esempio interessante di ciò è fornito dal Governo giapponese per quanto riguarda l’affermazione del consenso pro nucleare. È noto, infatti, che dopo i traumi causati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale su Hiroshima e Nagasaki e altri incidenti di natura nucleare come quello della Lucky Dragon,[1] il Governo centrale dovesse stabilizzare il consenso popolare a favore dell’energia nucleare. Per far ciò, non bastava adottare provvedimenti politici o economici volti al favoreggiamento dell’affermazione dell’energia nucleare come fonte principale di approvvigionamento energetico della nazione, ma era necessario procedere anche tramite la propaganda mediatica, in modo da diffondere un messaggio pro nucleare decisamente più efficace. Di contro, tuttavia, esistono anche esempi di diffusione di ideologie anti nucleari attraverso i media. In questo dossier verrà fornito qualche esempio di entrambe gli utilizzi all’interno della società giapponese pre e post Fukushima.

Propaganda mediatica pre e post Fukushima

L’esistenza di un’intensa manipolazione mediatica e semantica da parte del Governo centrale giapponese ai danni della popolazione è stata ampiamente dimostrata. In particolare, il saggio di Pizziconi Barbara “Japanese Discourse on Nuclear Power in the Aftermath of Fukushima Disaster”, illustra alcuni esempi calzanti della manipolazione semantica pre Fukushima. Innanzitutto, il solo fatto che il Giappone avesse deciso verso gli anni’50 di abbracciare una politica pro nucleare risulta decisamente sconcertante, considerate le esperienze traumatiche della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, fu proprio in seguito ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki che il Paese compì i primi veri passi verso la nuclearizzazione della società. Questo tentativo di stravolgere l’immaginario popolare si concretizza in alcuni esempi portati da Barbara Pizziconi, primo fra tutti il video promozionale creato nel 1985 proprio per la centrale atomica di Fukushima. L’articolista, mette in risalto le scelte linguistiche operate dalla TEPCO per la sponsorizzazione dell’energia nucleare in questo video. Ad esempio, è possibile notare solo nei primi cinque minuti che la parola anzen 安全, “sicurezza” in italiano, viene pronunciata tre volte.[2] Inoltre, il video mostra una digressione storica in cui viene glorificato l’intero processo di costruzione della centrale attraverso immagini scenografiche, riprese panoramiche e una colonna sonora incalzante, adatta a drammatizzare il momento e a mistificare il processo edilizio.[3] Nella seconda parte del video, al momento dell’accensione del reattore, è possibile notare un cambiamento di colonna sonora e di riprese: la musica, allegra e piacevole, intende suggerire un’armonia confermata fra uomo, centrale, e ambiente naturale, mentre le immagini suggeriscono indirettamente come l’energia nucleare possa donare benefici alla popolazione.[4] Infine, in varie scene del documentario è possibile notare la presenza di bambini che abbracciano tubature, colonne e altre strutture portanti del complesso edilizio. Probabilmente, la presenza dei bambini è stata studiata per enfatizzare l’innocuità di questa fonte energetica.[5] Questa campagna si dimostrò parecchio efficace, tuttavia nel 1993 venne surclassata da un’altra commissionata dall’agenzia Japan Atomic Energy Agency (JAEA), la quale si occupa principalmente di ricerca e utilizzo del nucleare, con particolare attenzione alla costruzione di nuovi impianti.[6] Questa nuova campagna pubblicitaria a cartoni animati venne distribuita in tutti i musei del nucleare in Giappone e in molte centrali e vedeva come protagonista un simpatico essere antropomorfo chiamato Pluto-Kun. Nel video, il personaggio appare come una sorta di fantasma, dichiarandosi dispiaciuto del fatto che gli spettatori travisato il senso dell’utilizzo del nucleare, sostenendo che il loro timore è causato dalla poca conoscenza riguardo al plutonio, materia prima del processo di produzione energetica. Egli dichiara di volere raccontare la “vera storia” del plutonio, e incita a dimenticare per sempre l’uso scorretto che si è fatto di questa materia prima, guardando ad un futuro più radioso proprio grazie ad esso.[7] Durante il filmato, attraverso gag divertenti e immagini piacevoli, colorate con tenui tinte pastello per rendere il tutto ancora più innocente,[8] Pluto-Kun chiarisce alcuni “diffusi equivoci” sulla natura di questo elemento. Secondo il cartone animato, il plutonio non è velenoso come si crede, né tantomeno portatore di cancro, in quanto esso non può penetrare nella pelle, ma contamina il corpo umano solo in caso di ferite aperte. Inoltre, il materiale, se ingerito, non causa assolutamente cancro o altre gravi patologie in quanto, a differenza del radio, viene naturalmente espulso dal corpo umano. Proprio per questo motivo, se l’acqua venisse accidentalmente contaminata dall’elemento, non esisterebbe alcun motivo di preoccuparsi, in quanto l’organismo rigetterà il plutonio in modo del tutto sano e naturale. Infine, è altamente improbabile che il materiale finisca nuovamente nelle mani sbagliate e venga utilizzato per scopi bellici, in quanto le centrali giapponesi sono assolutamente sicure.[9] In questo caso, a differenza del filmato della TEPCO, l’interesse dello spettatore è focalizzato principalmente sul sapere scientifico e sulla razionalità, il tutto comunicato attraverso colori tenui, linguaggio infantile e tenero, in modo da poter essere compreso da chiunque.[10] È proprio nello spirito del sostegno della validità ecologica dell’energia nucleare che la Federazione delle Compagnie dell’Energia Elettrica (Denki Jigyō Rengōkai 電気事業連合会) creò la brochure “Consensus”. Il volantino è studiato in modo da comunicare un senso di ordine, pulizia e sostenibilità ecologica in tutte le sue parti, dal linguaggio, al layout di pagina, al materiale usato per stampare le copie. Il design della brochure è accattivante, il logo dietro alla copertina è messo in risalto e specifica che la carta usata per stampare il volantino è riciclata al 100%, contenente oli vegetali completamente naturali e prodotta attraverso una tecnica che non prevede l’utilizzo di acqua.[11] Nella sezione “Question & Answer” si parla più approfonditamente della lavorazione del volantino, sottolineando l’attenzione che l’azienda presta per i suoi prodotti anche a livello di impatto ambientale, evidenziando il fatto che l’utilizzo dell’energia nucleare permette di ridurre l’inquinamento, nonché di abbassare le emissioni di anidride carbonica nell’ambiente. Altri temi ricorrenti della brochure sono la sicurezza energetica e la sicurezza degli impianti: il termine anzen è ripetuto addirittura cinquanta volte in sole sedici pagine e sempre in periodi dove si tratta di contenimento della radiazioni all’interno dello stabilimento, o la necessità di indipendenza energetica del Giappone.[12]

Dopo gli eventi dell’ 11 marzo 2015 e la contaminazione nucleare generata dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, ricorrere nuovamente ai media per riabilitare la validità dell’energia nucleare si rivelò necessario, in quanto si rivelò il metodo più veloce per raggiungere più persone possibili in modo semplice ed efficace. Un esempio calzante di ciò è rappresentato dal sito della TEPCO (Tōkyō Electricity power Company), aggiornato dopo lo smascheramento dell’occultamento di dati sensibili e prove della contaminazione in atto da parte delle commissioni di indagine. Infatti, solamente più di sette mese dopo l’incidente l’ufficio stampa di TEPCO si occupò di cancellare dal sito il materiale errato o fuorviante, nonché di sospendere la pagina web intitolata “Learning, Knowing, Enjoying” (in giapponese: Manabu, Shiru, Tanoshimu” 「学ぶ, 知る,楽しむ」).[13] Quando quest’ultima sezione fu congelata, la comunicazione del provvedimento venne accompagnata da scuse ufficiali e dall’affermazione che in situazioni di tale gravità non c’era nulla da imparare, conoscere o di cui divertirsi.[14] Inoltre, ben presto i nuovi articoli pubblicati dall’ufficio stampa furono accompagnati da video interattivi contenenti scuse formali, volti principalmente a contrastare le accuse di freddezza e noncuranza nei confronti dei terremotati, oppure fatti scientifici riguardo a Fukushima, pensati apposta per illustrare la situazione nel modo più neutrale e scientifico possibile, senza spaventare gli ascoltatori. Inoltre, anche le conferenze stampa ufficiali subirono un radicale cambiamento di stile. Venne adottato un linguaggio semplice, di tempestiva comprensione e molto coinciso proprio per contrastare la poca trasparenza perpetrata nei mesi precedenti. Queste spiegazioni vennero battezzate wakariyasui setsumei分かり易い説明, letteralmente “spiegazioni facili da comprendere”, definizione che sottolineava ancora di più la volontà di fare chiarezza da parte di TEPCO nonché di far conoscere a tutti la verità.[15]

Tuttavia, l’utilizzo dei media si dimostrò anche il più semplice mezzo di diffusione dell’ideologia anti nucleare. La scelta da parte degli attivisti di affidarsi al mondo mediatico è principalmente determinata da motivazioni pratiche: è molto più semplice e rapido diffondere informazioni tramite il passaparola sul web piuttosto che a voce o via telefonica, principalmente grazie a piattaforma di social networking come Twitter, Instagram e Facebook.[16] Anche Youtube si è rivelato un utile mezzo per la propaganda anti nucleare, grazie alla possibilità di pubblicare numerosi video a disposizione di qualsiasi utente, dove si tratta dell’argomento Daiichi, oppure la divulgazione delle interviste con scienziati anti nucleare e documentari sullo stesso tema. Tuttavia, vi è anche un altro valore aggiunto dei social media da non sottovalutare: dona molta visibilità a gruppi, individui e azioni che, in altre circostanze, non sarebbe possibile avere. È il caso del movimento Amateurs Protest, conosciuto in Giappone come Shirōto no Ran素人の乱. Il gruppo ha dimostrato a Tōkyō il giorno 11 giugno 2011, esattamente tre mesi dopo il sisma, vantando tra le sue fila fra le 15mila e le 20mila persone, tutte contattate e mobilitate grazie al passaparola su Internet e i social. A differenza di altre proteste, le persone presenti erano per la maggioranza giovani motivati, pratici di Internet e realmente informati sul vero senso della protesta, attivi e partecipi anche emotivamente.[17] Il forte spirito di comunione nell’attività di protesta del gruppo si evince anche dai vocaboli utilizzati per motti, striscioni e cartelloni, dove si manifesta in maniera efficace il senso di indignazione per la disparità nei processi comunicativi e partecipazione completa all’evento. Il linguaggio è spesso direttamente correlato alle emozioni, come si comprende dall’uso di aggettivi come “abuneee! 危ねえー!(pericoloso) oppure  “ osoroshiii! 恐ろしいー!(terribile, spaventoso), in quanto sono vocaboli che hanno effetto immediato sull’interlocutore e esprimono in maniera efficace il risentimento.[18] Questo tipo di linguaggio era utilizzato per esprimente critica nei confronti delle istituzioni ufficiali e dell’assenza di umanità da parte di TEPCO, nonché per manifestare diffidenza verso le istituzioni scientifiche che difendevano entrambe gli enti.[19] Vi era, tuttavia, un altro tipo di problema sul quale spesso i gruppi di protesta e le associazioni anti nucleare si sono interrogati: dal momento che la questione della sicurezza del nucleare coinvolge tutta la popolazione, sicuramente interesserà anche le future generazioni, in quale modo i media potranno spiegare i rischi legati a questa fonte di energia ai bambini? L’artista Kazuhiko Hachiya (conosciuto per aver spesso unito nelle sue opere il mondo della scienza e quello dell’animazione) si proponeva proprio di rispondere a questa domanda quando creò il personaggio di Genpatsu-Kun. Inizialmente, il disegnatore pubblicò dei tweet su Twitter correlati all’immagine del cartone, e solo dopo pubblicò il cortometraggio animano di Genpatsu-Kun, dimostrando ancora una volta l’efficacia della pubblicità sui social media. Nel cartone animato, Genpatsu-Kun, personaggio che rappresenta la personificazione di una centrale nucleare, spiega i rischi correlati all’energia atomica: danni all’ambiente e al corpo, la necessità di evacuazione dalle zone contaminata e la possibilità di incidenti gravi in modo semplice ed efficace, usando metafore ed un linguaggio dolce ed infantile, proprio come fece a suo tempo Pluto-Kun. In video spiega come Genpatsu-Kun, in seguito all’incidente della centrale, abbia contratto un serio mal di pancia, che lo costringe a produrre feci puzzolenti. I dottori cercano di curarlo, nonostante il grave rischio che corrano avvicinandosi agli scarti radioattivi del protagonista. Purtroppo, nessuno sa come sbarazzarsi delle deiezioni tossiche di Genpatsu-Kun e, soprattutto, è molto costoso trovare una cura per il male che lo affligge.[20] Nonostante il messaggio non propriamente positivo trasmesso dal cartone, la situazione era comunque rappresentata in una maniera rassicurante in modo che, per alcuni aspetti, il cartone potesse ricordare i video di propaganda precedenti a Fukushima: il personaggio rassicura il pubblico sul fatto che la situazione si risolverà e che, in qualsiasi modo vada, bisognerà ricordare che la centrale ha sempre fornito ottima energia alla nazione.[21] Un altro personaggio nato grazie alla spinta di Twitter è Monju-Kun, diventato un vero e proprio fenomeno mediatico in Giappone. Il personaggio rappresenta in modo caricaturale un reattore e alcune sue avventure come “Sayonara Monju-Kun” e “Oshiete! Monju-Kun”, sono addirittura state pubblicate in versione cartacea, diventando un best seller per i bambini della nazione.[22] A differenza di Genpatsu-Kun, che conserva alcune delle peculiarità della propaganda pro nucleare pur mettendo in guarda gli ascoltatori, Monju-Kun ricorda al pubblico di non sottovalutare mai i rischi dell’energia atomica. Egli è un lavoratore riformato, conscio delle sue possibilità e dei suoi mezzi, che ora vuole finalmente abbandonare il mondo dell’energia atomica per avvicinarsi a quella rinnovabile, verde e pulita. Monju-Kun riprende chiaramente non solo l’immagine di Pluto-Kun, ma anche i suoi metodi comunicativi: usa un linguaggio semplice e diretto, comprensibile per adulti e bambini, presenta i suoi metodi educativi, i suoi obbiettivi e incentiva all’uso di Twitter e Internet come mezzi necessari per diffondere informazioni importanti, in quanto vi erano persone era molto impaurite per i fatti di Daiichi che su Internet avrebbero potuto trovare conforto e risposte ai loro timori.[23] Monju-Kun incoraggia le persone a uscire dalla paura, abbandonando il timore di esprimere le proprie idee anche grazie ai nuovi mezzi mediatici moderni.[24] Questi esempi permettono di comprendere in che modo i social media e altre forme di comunicazione digitale bottom-up abbiano avuto un fortissimo potenziale di trasmissione del discorso anti nucleare, che tuttavia è sempre stato subordinato al volere dei cittadini di impegnarsi maggiormente in questa rivoluzione pacifica.[25]

 

[1] Quello della Lucky Dragon è stato un incidente nucleare di forte impatto mediatico in Giappone. Il giorno 23 settembre 1954, la nave adibita alla pesca di tonni Daigo Fukuryū Maru, meglio conosciuta come Lucky Dragon, venne investita in pieno da una pioggia radioattiva provocata da un esperimento nucleare mentre navigava nelle acque dell’atollo americano di Bikini. le conseguenze della contaminazione sull’equipaggio furono devastanti, e il telegrafista dell’equipaggio morì di cancro pochi mesi dopo.

[2] Pizziconi, Barbara, “Japanese discourses on nuclear power in the aftermath of the Fukushima disaster”, Contemporary Japan. Challenges Facing a World Economic Power in Transition Language and Communication. New Technologies and Human Relations in Global Communication Japan, 2012, pp. 2-3.

[3] Fukushima Nuclear Power Plant Promotional Documentary (1985), Teach 3.11. http://teach311.wordpress.com/category/source-medium/films/

[4] Pizziconi, Barbara, cit., p.3.

[5] Ibídem.

[6] Japan Atomic Energy Agency (JAEA, 日本原子力研究開発機構) http://www.jaea.go.jp/english/about/index.html

[7] “Cute Pluto-Kun Cartoon Dispels Plutonium Fears” http://pinktentacle.com/2011/03/

[8] Cute Pluto-Kun Cartoon Dispels Plutonium Fears”, cit.

[9] Ibídem.

[10] Pizziconi, Barbara, cit., p. 3.

[11]  Ibidem, p.4.

[12] Ibidem, p. 5.

[13] Tōkyō Electric Power Company (TEPCO) (Official Website), cit.

[14] Pizziconi, Barbara, cit., p. 7.

[15] Ibidem, pp. 7-8.

[16] Ibidem, p.11.

[17] Tan, Uichi, “The 6-11 ‘Amateurs Revolt’ Demonstration against Nuclear Power: A New Movement Style”, Disaster, Infrastructure and Society Learning from the 2011 Earthquake in Japan, 2012, pp. 299-300.

[18] Tan, Uichi, cit., pp. 301-302.

[19] Ibidem.

[20] Pizziconi, Barbara, cit., p. 13.

[21] Ibidem, pp. 13-14.

[22] The Asahi Shinbun (Official Website), “Monju-Kun’s light-hearted books enlighten public on nuclear power debate”:

http://ajw.asahi.com/article/behind_news/social_affairs/AJ201204170006

[23] The Asahi Shinbun (Official Website), “Monju-Kun’s light-hearted books enlighten public on nuclear power debate”, cit.

[24] Ibidem.

[25] Pizziconi, Barbara, cit., p. 15.

(Featured image source: Flickr IAEA Imagebank  )

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