“Le tempeste diventano un mite vento: i recenti sviluppi delle relazioni UE-Giappone”

Federica Galvani

“We still have a long way to go, but the objective is now clear; some might say we have not gone far enough. I say we should not underestimate the political meaning of our decision”. Herman Van Rompuy (Presidente del Consiglio Europeo)- 29 Maggio 2011 (Summit EU-Japan).

Il 31 Maggio scorso si sono ufficialmente conclusi gli Scoping Exercise tra UE e Giappone per gli accordi di Free Trade (Free Trade Agreement- FTA) e gli accordi di Partnership Economica (Economic Partnership Agreement- EPA).

Questo significa che la Commissione Europea crede che sia stato fatto un lavoro preparatorio sufficiente da chiedere al Consiglio Europeo un mandato di negoziazione per cominciare le trattative di libero scambio con il Giappone.

Gli Scoping Exercise furono lanciati dopo il Summit UE-Giappone del maggio 2011 con lo scopo di valutare l’ampiezza di un eventuale futuro accordo economico e di capire quali settori sarebbero stati inclusi in esso. Sulla base dei risultati ottenuti si sarebbe poi deciso l’eventuale avvio dei negoziati con la potenza asiatica.

Gli scambi tra Giappone e Unione Europea sono ben al di sotto del loro enorme potenziale e nell’ultimo decennio hanno anzi conosciuto un sostanziale declino.

Il motivo deve essere cercato nelle reciproche incomprensioni e diffidenze. Il più chiuso dei due è sicuramente il Giappone che, nonostante sia membro dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) dal 1995 e si sia impegnato nello smantellamento dei dazi sull’import, resta ancora molto chiuso allo sbarco di operatori stranieri siano essi esportatori o investitori.

“I giapponesi giocano su due livelli. È vero che non ci sono molte barriere per accedere al loro mercato, ma poi subentrano complicazioni burocratiche di vario genere che bloccano tutto”[1], spiega Michael Karnitschnig, portavoce per gli Affari Esteri del presidente della Commissione europea Barroso.

Un grosso limite degli scambi UE-Giappone sono prima di tutto le barriere non tariffarie, presenti in entrambe le regioni, ma anche gli investimenti stranieri che in Giappone ammontano a meno del 3% del Pil. Diversa è la situazione nell’Unione Europea dove rappresentano il 30%del Pil aggregato dei Paesi membri.

Il livello di protezionismo in Giappone, inoltre, è molto alto per quanto riguarda gli appalti pubblici ai quali, per le aziende europee, è quasi impossibile partecipare.

Nel maggio 2011, quindi, per la prima volta si è affrontato il problema e si è cominciato a pensare ad una possibile soluzione per eliminare tutti quegli ostacoli che si frappongono agli scambi tra le due potenze. Si è dato così l’avvio agli scoping exercise della durata di un anno. In questo lasso di tempo il Giappone doveva affrontare il problema delle barriere non tariffarie. In caso contrario il commissario del commercio Karel de Gucht aveva avvisato che avrebbe interrotto le negoziazioni.

Il 18 luglio 2012 la Commissione  ha accettato di chiedere agli Stati membri il permesso di aprire le negoziazioni di libero mercato con il Giappone. A una conferenza stampa che annunciava la decisione, de Gucht ha affermato che il Giappone è il secondo partner commerciale in Asia e che entrambi contavano per più di un terzo del PIL mondiale. L’ulteriore apertura al mercato giapponese può, quindi, accrescere il PIL dell’UE di quasi 1% e aumentare la quantità di esportazioni verso il Giappone di circa un terzo. Secondo de Gucht, inoltre, un altro dei risultati del FTA con il Giappone sarebbe la creazione di 400.000 nuovi posti di lavoro in UE[2].

“Opening up this promising Japanese market even further could increase the EU’s GDP by almost another percentage point and boost EU exports to Japan by one third. 400,000 additional jobs are expected as a result of this deal – in the EU alone.

Let’s be clear: We need these jobs, and we need this growth in the current economic climate.

This is probably also the reason why a number European industry associations including the agri-food and drink, pharma, chemicals, ICT, express deliveries and services industry – to cite only a few – have expressed their strong support to this initiative.

Ladies and Gentlemen, but let’s also remind ourselves why we are doing this: trade liberalisation remains the cheapest way we have to stimulate our economy – we don’t need tax payers’ money for this.  If we conclude all our FTAs that are currently underway, we could boost the EU’s GDP by more than 2 per cent, or €250 billion, which equals the size of Denmark or Austria. This is real growth, these are real jobs, and a trade deal with Japan would be a major piece in that puzzle.”

La Commissione ha agito nell’ultimo decennio seguendo il Summit UE-Giappone del maggio 2011, quando entrambe le parti hanno accettato di cominciare le preparazioni per l’FTA e di gettare le basi di un accordo politico.

Dopo un anno di discussioni entrambe le parti hanno raggiunto un accordo sulla rimozione delle barriere non- tariffarie e anche sull’ampliamento della contrattazione per il mercato delle ferrovie e dei trasporti urbani giapponesi.

Ora il passo successivo per la Commissione è quello di preparare una bozza del mandato e delle direttive di negoziazione da presentare al Consiglio nelle prossime settimane per cercare l’autorizzazione necessaria per lanciare le negoziazioni col Giappone.

 “The ball is now in the Member States’ court: We will now submit our negotiating directives to the Council and the Member States will discuss them after the summer. I would ask them to seize this opportunity and to give the Commission a mandate to start negotiations soon.[3]

Breve storia delle Relazioni UE-Giappone

Quali sono le relazioni tra queste due potenze economiche mondiali che, nonostante la distanza geografica, hanno in comune numerosi interessi e valori?

Le relazioni fra UE e Giappone, iniziate negli anni ’60[4], oggi si basano sull’Action Plan 2001. Negli ultimi anni, si sono ampliate superando i semplici rapporti commerciali degli anni ’70- ’80 ed investendo anche la politica estera e la cooperazione politica nelle sfide regionali e globali.

UE e Giappone, inoltre, sono impegnati in dialoghi settoriali riguardanti l’ambiente, la società dell’informazione, la scienza e la tecnologia, il commercio, i servizi finanziari, la politica industriale… e cooperano in numerosi forum multilaterali come l’ONU, il WTO e il G8.

L’Action Plan 2001 è stato lanciato nello stesso anno della celebrazione del decimo anniversario della Joint Declaration UE-Giappone, adottata il 19 Aprile 1991 all’Aia. La Joint Declaration ha gettato le basi per un dialogo politico fra i membri dell’UE e il Giappone; i principi e gli obiettivi che erano alla base di questa dichiarazione restano validi anche nell’Action Plan 2001 e le relazioni continuano a basarsi su valori comuni come l’importanza della pace, della libertà, della democrazia, del valore della legge, il rispetto dei diritti umani e la promozione dello sviluppo sostenibile[5].

Le relazioni tra UE e Giappone nel decennio 1991-2001 si sono rafforzate e lo scopo dell’Action Plan 2001 era proprio quello di renderle ancora più profonde; l’Action Plan prevede quattro obiettivi principali: 1) Promuovere la pace e la sicurezza, 2) Rafforzare la partnership economica e commerciale attraverso l’utilizzo del dinamismo della globalizzazione per un vantaggio comune, 3) Affrontare le sfide globali della società umana, 4) Unire e fare avvicinare i popoli e le culture.

È quindi chiaro che le relazioni fra UE e Giappone spaziano in vari campi e gli accordi fra queste due potenze spaziano dal campo economico a quello di cooperazione politica.

Relazioni Economiche

Le opportunità potenziali di business fra UE e Giappone sono enormi ma, dal 2006, le relazioni economiche hanno subito una battuta d’arresto. Questa è stata provocata da una serie di fattori tra cui la crisi economica globale, la crescita di economie in via di sviluppo sia in Asia sia in Europa Orientale, l’integrazione economica e la presenza di barriere non tariffarie che rappresentano un grosso limite nei rapporti economici.

Per questo gli scoping exercise per il Free Trade Agreement potrebbero rappresentare un passo in avanti nel miglioramento degli scambi fra questi due partner.

Il Giappone è il sesto Paese verso cui si indirizzano le esportazioni dell’UE: nel 2010 rappresentava il 3,2% con un valore pari a 44 bilioni di euro[6].

L’UE esporta principalmente macchinari e attrezzature per i trasporti (31,3%), prodotti chimici (14,1%) e prodotto agricoli (11%).

Nonostante la crescita globale delle esportazioni dell’UE, quelle verso il Giappone hanno, però, subito un declino e nel 2009, a causa della crisi finanziaria mondiale, le esportazioni hanno registrato una caduta del 14,7%. Nel 2010, però, hanno avuto una crescita del 21,3%.

Il Giappone è, a sua volta, il sesto Paese per le importazioni dell’UE e le importazioni riguardano soprattutto il settore dei trasporti (66,7%) e quello dei prodotti chimici (7%). Il Giappone, quindi, rappresenta un partner importante per l’Europa e allo stesso modo l’Europa è un mercato importante per il Giappone. Nel 2010 l’UE rappresentava il terzo Paese per le importazioni (11,1%) e le esportazioni (13,3%) del Giappone e, inoltre, le importazioni e le esportazioni dell’UE di servizi commerciali da e verso il Giappone erano rispettivamente di 12,7 e 17,2 bilioni di euro.

Anche per quanto riguarda gli investimenti diretti all’estero, il trend è stato piuttosto dinamico negli ultimi quattro anni, con un ribilanciamento positivo dei flussi di investimenti dal -17,8 bilioni di euro del 2006 al 1,1 bilioni di euro nel 2009.

Il Giappone è uno dei maggiori investitori nell’UE: a fine del 2009 il 5% del capitale degli IDE verso l’interno proveniva dal Giappone. Negli ultimi cinque anni, poi, l’UE è diventata un investitore importante in Giappone: a fine 2009 il 2,3% degli IDE verso l’esterno era indirizzato verso il Giappone.

Le relazioni commerciali tra Europa e Giappone sono state tradizionalmente caratterizzate da forti surplus a favore del Giappone. Le figure commerciali sono diventate molto più bilanciate recentemente ma il Giappone continua a essere un Paese dove, per caratteristiche strutturali della società e dell’economia, concludere affari o investire è spesso particolarmente difficile.

I rapporti economici, però, hanno subito un’influenza positiva nell’ultimo decennio da parte del rallentamento della crescita economica giapponese. Dai primi anni ’90, a seguito dello “scoppio della bolla”, il Giappone ha cominciato ad accettare l’idea di aprire la sua economia alla competizione internazionale e a intraprendere riforme strutturali. Questa nuova situazione ha portato ad una situazione di maggior cooperazione tra Giappone e UE.

Entrambi i partner hanno creato un numero di “dialoghi” informali in diverse aree, oltre agli incontri ministeriali e ai Summit annuali governativi.

Nell’Action Plan 2001 UE e Giappone si sono impegnati a sviluppare una partnership economica e commerciale più profonda, puntando sul sistema multilaterale dei commerci, per promuovere la stabilità economica a livello globale e assicurare che tutti i Paesi beneficino di questo processo.

Per raggiungere questo obiettivo si impegnavano a:

–       creare un ambiente aperto ai commerci e agli investimenti tenendo in considerazione le raccomandazioni fatte dalla tavola rotonda di Business Dialogue EU-Japan;

–       migliorare gli sforzi per eliminare tutti gli ostacoli e le barriere ai commerci e agli investimenti;

–       sfruttare il dinamismo della rivoluzione tecnologica dell’informazione per sviluppare una “Global Information Society”.

Negli anni successivi sono stati firmati quattro accordi bilaterali importanti:

1)    L’accordo UE-Giappone di mutuo riconoscimento che è entrato in vigore il 1 gennaio 2002

2)    Un Accordo sulla cooperazione e le attività anti- concorrenziali (16 giugno 2003)

3)    Un Accordo riguardante le Scienze e la Tecnologia (30 novembre 2009)

4)    L’Accordo sulla cooperazione e la mutua assistenza amministrativa (1 febbraio 2008).

Questi dimostrano, quindi, l’impegno da parte di entrambi di migliorare e approfondire le relazioni.

Gli obiettivi economici sono, però, strettamente legati a quelli politici.

Relazioni Politiche

Gli accordi generati dagli scoping exercise non riguardano solo la sfera economica (free trade) ma anche quella della cooperazione politica.

UE e Giappone, con in comune i valori di democrazia, diritti umani e economia di mercato, non solo cooperano reciprocamente nelle loro regioni (es. contributo giapponese alla ricostruzione dei Balcani occidentali o supporto di UE al mantenimento della pace in Corea e nel resto dell’Asia) ma partecipano attivamente anche ai forum internazionali.

Tra i contenuti dell’Action Plan 2001 troviamo molti obiettivi legati alla cooperazione politica tra queste due regioni.

Alcuni sono stati poi ripresi anche negli scoping exercise come:

–       La Riforma delle Nazioni Unite: ovvero un rafforzamento dell’efficacia del sistema ONU e una riforma del Consiglio di Sicurezza,

–       Il controllo delle armi, il disarmo e la non-proliferazione,

–       La prevenzione dei conflitti e il Peace-building: entrambi sostengono che dovrebbero prendere il comando dell’ONU per quanto riguarda le azioni di Peace-building,

–       La sicurezza internazionale: gestione delle situazioni di conflitto e di post-conflitto (es. Afghanistan, Somalia e pirateria),

–       Politica dello sviluppo: entrambi sono attori importanti nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. L’UE partecipa per circa il 50% della politica dello sviluppo mondiale e anche il Giappone ha un ruolo fondamentale in questa.

Conclusioni

“Abbiamo fatto un importante passo avanti nelle nostre relazioni commerciali. Ci stiamo incamminando verso un accordo di libero scambio tra Ue e Giappone. Il percorso è ancora lungo, ma l’obiettivo è ora chiaro”- Herman Van Rompuy, presidente della Commissione Europea.

Le relazioni tra UE e Giappone sono state sicuramente rilanciate a partire dal 2011 ma la strada per raggiungere una maggiore apertura tra queste due potenze è ancora molto lunga.

Molti Stati membri hanno accolto con sospetto la possibilità di un FTA con il Giappone perché se i vantaggi sono numerosi, un flusso rafforzato di prodotti giapponesi verso l’Europa potrebbe  avere delle conseguenze negative su alcune industrie europee.

Le relazioni tra queste due potenze, quindi, sono ad un punto di svolta ma la strada da percorrere è ancora lunga e necessita di un impegno da parte di tutti i Paesi membri per percorrerla fino in fondo.

(Feature image: Wikimedia Commons)


[1] Fonte: Francesco Guarascio, “UE-Giappone, effetto Tsunami sugli scambi”, East on line, Luglio 2011

[2] Fonte: Discorso di Karel De Gucht “Why we should open free trade negotiations with Japan”, 18 Luglio 2012, http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH/12/562&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

[3] Ivi p. 1

[4] Nel 1959 l’ambasciatore giapponese in Belgio ottenne il titolo di primo rappresentante del Giappone presso le Comunità europee (che sarebbero poi diventate EU nel 1993). La nascita di una delegazione europea a Tōkyō avvenne, invece, solo nel 1974. Nel 1984 ebbe luogo il primo incontro ministeriale tra EU e Giappone e nel 1991 il primo summit.

[6] Fonte dei dati riguardanti le relazioni economiche fra UE e Giappone: European Commission- Trade- Japan, http://ec.europa.eu/trade/creating-opportunities/bilateral-relations/countries/japan/

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