Giappone, Perù e la cooperazione in ambito energetico: cosa è cambiato dopo il terremoto del Tōhoku

Chiara Galvani

L’11 Marzo 2012 il Giappone fu colpito da terremoto e maremoto nella zona del Tōhoku. Questo evento segnò in modo drammatico il Paese ed ebbe riflesso anche sulla sua immagine a livello internazionale.

Costituì, infatti, una vera e propria tragedia per la nazione in termine di perdite umane, danni ambientali e alle infrastrutture. I danni alla centrale nucleare di Fukushima, inoltre, ebbero conseguenze sull’approvvigionamento energetico dell’intero Paese e sulla collaborazione con altri stati in questo ambito.

Il Giappone, infatti, a seguito degli enormi danni subiti e delle necessità  cambiò il suo ruolo nelle relazioni con alcuni Paesi, soprattutto con quelli in via di sviluppo. Passò, infatti, da essere uno dei maggiori finanziatori e fornitore di aiuti a essere un beneficiario della cooperazione in diversi ambiti, soprattutto in quello energetico.

Scopo dell’articolo è analizzare questo cambiamento nel ruolo del Giappone a livello internazionale a seguito del terremoto e la temporanea disattivazione di tutte le centrali nucleari avvenuta il 5 maggio del 2012. Per farlo si prenderanno in analisi le relazioni e la cooperazione nel settore energetico con un Paese cui il Giappone è legato da un rapporto molto profondo: il Perù. Saranno messe a confronto le relazioni in ambito di cooperazione energetica pre- Tōhoku con quelle post-Tōhoku e si cercherà di evidenziare i cambiamenti causati da questo tragico evento.

Cooperazione pre-Tōhoku

La cooperazione in ambito energetico tra questi due Paesi iniziò negli anni ’80, anni in cui il Giappone, diventato gigante economico, ricercava dei partner che lo appoggiassero a livello internazionale. A partire da questo periodo, infatti, il Giappone iniziò a investire nello sviluppo del Perù in ambito energetico e, tramite la JICA, ad appoggiare vari progetti sul territorio peruviano.

Questi progetti si intensificarono negli anni ’90, a seguito dell’elezione di Fujimori alla presidenza del Perù. L’iniziativa più importante intrapresa dal Giappone è l’“Electric Frontier Expansion Project”, un progetto che si sviluppa in 3 fasi, la prima avviata nel 1997 e l’ultima nel 2009. Questo, inoltre, è servito da supporto per il “Plan nacional de electrificación rural (PNER)”, un piano nazionale del governo peruviano che aveva lo scopo di aumentare il tasso di aree servite dall’energia elettrica (che fino a quel momento ammontavano al 65%), diminuendo le disparità tra le aree urbane e le campagne.

Il Giappone attraverso l’OEFC (the Overseas Economic Cooperation Fund) nutriva forti interessi nel collaborare allo sviluppo energetico del Perù; tra i vantaggi di cui beneficiava il Giappone compariva:

By raising electrification rates, the project will improve the standard of living and stimulate the

local economy in the regions, as well as raising the national electrification rate by approximately 2%[1].

Lo sviluppo delle economie locali e l’aumento del benessere generale avrebbero, infatti, avvantaggiato le esportazioni giapponesi in questo Paese.

La seconda metà degli anni 2000, con l’elezione di García alla presidenza del Paese nel 2006 e la ripresa delle relazioni dopo la crisi del caso Fujimori, vide il Giappone nuovamente attivo sul territorio peruviano. Nel 2009 oltre alla terza fase dell’“Electric Frontier Expansion Project”, avviò due progetti: Project for Capacity Strengthening for Examination of Mine Closure [2] e il Master Plan for Development of Geothermal Energy in Peru [3]. Nel 2010, inoltre, investì 5 milioni di dollari nel “Introducción de Energía Limpia por Sistema de Generación de Electricidad Solar”, iniziativa volta a diffondere le energie alternative pulite.

Fino all’11 marzo 2011, quindi, il Giappone si è presentato come il “partner forte” che forniva aiuto e supporto a un Perù più povero e meno sviluppato.

Cooperazione post-Tohoku

A seguito del terremoto sembra che i ruoli  dei due Paesi se non si sono invertiti, si sono, per lo meno, equiparati. Il Giappone non ha smesso di essere presente e attivo in vari progetti sul territorio peruviano. Nel luglio 2012 l’ambasciatore giapponese in Perù Masahiro Fukukawa ha infatti confermato che proseguirà la cooperazione energetica tra i due Paesi [4], un esempio è l’intervento della JICA in ambito geotermico.

Tuttavia, con gli eventi dell’11 marzo 2011, la cooperazione ha cambiato direzione, il Giappone ne è anche diventato un beneficiario diretto. A pochi mesi dal terremoto, a seguito della chiusura di alcuni reattori nucleari il Giappone ha proceduto all’acquisto di gas naturale liquido dal Perù. A tal proposito è interessante notare che l’ultima volta in cui acquistò gas dal partner dell’America Latina risale al 1975, periodo della crisi petrolifera.

Inoltre, a partire dal maggio 2012, a seguito della chiusura temporanea di tutti gli impianti nucleari e della conseguente carenza energetica, il Giappone ha bisogno di forniture dall’estero per supplire a questa mancanza.

In questo quadro, quindi, il Perù si rivela essere un partner importante perché fin dagli anni ’50 è stato una fonte di materie prime per il Giappone e potrebbe diventare anche un fornitore di energia. Le relazioni con questo Paese, inoltre, sono caratterizzate da un rapporto di amicizia che si rinnova continuamente a partire dalle prime migrazioni giapponesi alla fine dell’800. I due sono legati quindi da un rapporto di fiducia, generato anche dalla presenza oltreoceano di comunità giapponesi, elemento molto importante quando si tratta di scegliere un partner con cui collaborare in un periodo delicato.

Un altro fornitore di gas, ad esempio, è la Russia, ma le relazioni con questo Paese sono sempre “oscurate” dalla questione delle isole Curili, i due stati rivendicano, infatti, diritti sulle isole e questo genera un senso di conflitto perenne. Risulterebbe quindi, più difficile scegliere la Russia come un  partner che venga in aiuto al Giappone.

Il Giappone è conscio dell’importanza del Perù. Una dimostrazione è la visita ufficiale nel maggio 2012 del presidente peruviano Ollanta Humala. Tra i temi affrontati in questo incontro, infatti, oltre alla cooperazione reciproca a seguito di calamità naturali, c’è stata anche la cooperazione in ambito energetico, tema molto caro al Giappone in questo periodo della sua storia.

Conclusioni

Il terremoto del Tōhoku ha costituito quindi un elemento che ha influenzato il ruolo del Giappone all’interno della comunità internazionale e che ha cambiato le relazioni con alcuni Paesi soprattutto nell’ambito energetico.

Il caso peruviano analizzato in questo articolo ben dimostra questi cambiamenti e dimostra anche quanto sia importante mantenere relazioni profonde e di fiducia con alcuni partner della scena internazionale. I rapporti centenari di amicizia che legano questi due Paesi, derivati anche dalla presenza di comunità giapponesi sul territorio peruviano a partire dalla fine del XIX secolo, hanno infatti giocato un ruolo chiave in questo tragico momento della storia giapponese. Il Giappone, infatti, si fida del Perù e sa che può contare su un partner che difficilmente gli volterà le spalle soprattutto nei momenti di difficoltà. Conscio della posizione favorevole di questo Paese è probabile che il Giappone si impegnerà a mantenere relazioni profonde anche attraverso i suoi discendenti oltreoceano.

(Feature image: Flickr-KawamotoTakuo)


[1] JICA, Press release Supporting the Rehabilitation of Disaster by El Nino Phenomenon
- Contributing to the Regional Infrastructure Improvement and Poverty Alleviation, 9 aprile 1999, http://www.jica.go.jp/english/news/jbic_archive/english/base/release/oecf/1999/0409-e.html#anc5

[2] Per un approfondimento: http://www.jica.go.jp/project/peru/003/outline/index.html

[3] Per un approfondimento: http://www.jica.go.jp/project/peru/002/outline/index.html

[4] http://www.andina.com.pe/Espanol/Noticia.aspx?id=5BwRRacGv8o= , tratto da Ministerio Ambiente Perù, Síntesis informativa, 22 Febrero 2012

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